Recensioni per libri vecchi e nuovi

Un taccuino rilegato in pelle aperto al centro con una penna in mezzo
Cosa c’è di meglio di un taccuino e una penna?

 

 

Sono rientrata alla base dopo le ferie, dopo aver cercato di fare il pieno di energie.

Quest’anno arrivare alle tanto agognate vacanze è stato particolarmente duro, vuoi per la mole di lavoro a scuola con la sorpresa di essere commissario esterno per la prima volta e per perdite molto dolorose nella mia vita personale che solo adesso sto cominciando timidamente a metabolizzare. Sono stata in viaggio con la Piccina e la mia migliore amica e poi ho trascorso lente lunghe giornate al mare a editare e scrivere per vari progetti, ma sopratutto a leggere come non facevo da anni, un libro ogni due giorni.

Ho pensato a lungo se tenere o meno questo blog perché con l’impegno sempre crescente di Pasionaria.it e delle mie storie, il tempo non basta praticamente mai. Dopo infiniti tentennamenti ho deciso di rinnovare il dominio, perché mi piace l’idea di continuare a scrivere saltuariamente i miei piccoli raccontini quotidiani de La Vita lesbica (a proposito, prestissimo leggerete la Paris edition) e soprattutto perché ho bisogno di un angolo tutto mio dove parlare delle mie passioni e delle mie ricerche. E poi mi manca recensire i libri come facevo su Macchiato Inchiostro, perché quello che faccio con il Pasionaria Book Club è un altro tipo di esperienza.

Non sono sicura se riuscirò a mantenere una regolarità nella pubblicazione, ma il mio piano di battaglia è quello di cominciare a scrivere delle brevi recensioni (più delle impressioni di lettura) dei libri che ho usato per i miei progetti e in generale dei libri degli argomenti che mi interessano di più, insomma tutto quello che riguarda il femminismo e tutto ciò che leggo di argomento storico (in particolare sulla mia amata Rivoluzione Francese). E ovviamente quanto mi capito per le mani che coniughi le mie due passioni. E la vera sfida non sarà tanto scrivere dei saggi, ma scrivere dei romanzi, cercando di tenere a freno (per quanto sia possibile) il mio io “accademico” (pesante e precisino) che al terzo svarione comincia a inveire contro il malcapitato scrittore o la malcapitata scrittrice.

 

Trentennali

Mario Mieli 

Oggi sono trent’anni dal suicidio di questo signore qua sopra, che magari molti non riconoscono. È Mario Mieli (21/05/1952-12/03/1983), il primo (e purtroppo per noi unico) teorico e attivista instancabile del Movimento omosessuale italiano.

Il suo Elementi di critica omosessuale, sebbene sia un po’ datato (è del 1977 la prima edizione), è una lettura che consiglio non soltanto a chi lotta per i diritti queer o è già interessato all’argomento, ma, in generale, a chiunque pensi che le battaglia per i diritti di tutti siano anche affare suo.

Vi lascio con una citazione dalla prefazione:

Ancor oggi, i più ritengono che la questione omosessuale concerna esclusivamente una minoranza, un numero limitato di froci e di lesbiche: non si vogliono rendere conto che, invece, fintanto che l’omosessualità resterà repressa, quello omosessuale sarà un problema riguardante tutti, dal momento che il desiderio gay è presente in ogni essere umano, è congenito, anche se attualmente, nella maggior parte dei casi, viene rimosso o quasi-rimosso.

 

Visti i discorsi che ultimamente ho sentito, da sinistra e da destra, le parole di Mieli mi sembrano più che mai attuali.

 

Musica popolare e storia

Una delle prime canzoni che mio padre mi ha insegnato e che abbiamo a lungo cantato insieme era la Ballata del Pinelli. All’epoca avrò avuto 5-6 anni, non ne capisco volto, ma mio padre non si è mai rifiutato di spiegare, con le parole adatte alle mie differenti età, cosa fosse Piazza Fontana, chi fosse Pinelli. Era la prima volta che alle mie orecchie risuonavano le parole ‘strage di stato’ e ‘terrorismo nero’.

Solo da più grande, poi, sono riuscita pian piano a mettere le fila di una storia, quella degli anni 60 e 70 italiani, che quando cerchi di spiegarla a chi italiano non è, è così cruda e intricata che fa l’effetto della trama di un libro o di un film. Purtroppo questi avvenimenti sono sentiti allo stesso modo, se non ignorati, da tante persone della mia generazione, che di cosa sia successo in quegli anni lì non ne hanno proprio idea e non lo trovano ‘interessante’ per il loro presente, complice di questo la nostra società che quando parla di molta storia recente lo fa poco e sempre in modo molto ovattato, spesso ipocrita, fintamente super partes.

(a tal proposito è sempre un bell’esercizio rileggere La Notte della Repubblica di Zavoli, dove la storia è fatta attraverso interviste, testimonianze, atti giudiziari, ma anche la ricostruzione della mentalità collettiva).