Recensioni per libri vecchi e nuovi

Un taccuino rilegato in pelle aperto al centro con una penna in mezzo
Cosa c’è di meglio di un taccuino e una penna?

 

 

Sono rientrata alla base dopo le ferie, dopo aver cercato di fare il pieno di energie.

Quest’anno arrivare alle tanto agognate vacanze è stato particolarmente duro, vuoi per la mole di lavoro a scuola con la sorpresa di essere commissario esterno per la prima volta e per perdite molto dolorose nella mia vita personale che solo adesso sto cominciando timidamente a metabolizzare. Sono stata in viaggio con la Piccina e la mia migliore amica e poi ho trascorso lente lunghe giornate al mare a editare e scrivere per vari progetti, ma sopratutto a leggere come non facevo da anni, un libro ogni due giorni.

Ho pensato a lungo se tenere o meno questo blog perché con l’impegno sempre crescente di Pasionaria.it e delle mie storie, il tempo non basta praticamente mai. Dopo infiniti tentennamenti ho deciso di rinnovare il dominio, perché mi piace l’idea di continuare a scrivere saltuariamente i miei piccoli raccontini quotidiani de La Vita lesbica (a proposito, prestissimo leggerete la Paris edition) e soprattutto perché ho bisogno di un angolo tutto mio dove parlare delle mie passioni e delle mie ricerche. E poi mi manca recensire i libri come facevo su Macchiato Inchiostro, perché quello che faccio con il Pasionaria Book Club è un altro tipo di esperienza.

Non sono sicura se riuscirò a mantenere una regolarità nella pubblicazione, ma il mio piano di battaglia è quello di cominciare a scrivere delle brevi recensioni (più delle impressioni di lettura) dei libri che ho usato per i miei progetti e in generale dei libri degli argomenti che mi interessano di più, insomma tutto quello che riguarda il femminismo e tutto ciò che leggo di argomento storico (in particolare sulla mia amata Rivoluzione Francese). E ovviamente quanto mi capito per le mani che coniughi le mie due passioni. E la vera sfida non sarà tanto scrivere dei saggi, ma scrivere dei romanzi, cercando di tenere a freno (per quanto sia possibile) il mio io “accademico” (pesante e precisino) che al terzo svarione comincia a inveire contro il malcapitato scrittore o la malcapitata scrittrice.

 

Del gender, di Michela Marzano e del tempo di scegliere

 

Il fatto è riassumibile così: l’amministrazione comunale di Padova nega l’uso di un sala del comune alla filosofa Michela Marzano per la presentazione del suo libro, “Mamma, papà e gender” (che non ho ancora letto, ma che leggero prima possibile). Il motivo? Promuoverebbe la pericolosissima “teoria del gender” e quindi sarebbe in antitesi con “l’indirizzo programmatico dell’amministrazione sul tema”.

Non voglio stare a ripetere quello che ormai è diventato un ritornello per qualsiasi persona di buon senso, cioè che la teoria del gender non esiste (se avete ancora dubbi potete leggere cosa ne ho scritto su Pasionaria o se volete la prova che Florelle non è un cartonato, guardatemi su youtube), voglio soffermarmi sul perché questo fatto sia particolarmente grave.

Lo è perché, chiamiamo le cose col loro nome, si tratta di censura contro un libro, solo perché espone una tesi fondata (quella che gli stereotipi di genere impediscano alle persone di autodeterminarsi e in ultima istanza danneggiano la società, rendendola meno giusta, quella che tutte le persone, a prescindere dal genere e dall’orientamento meritino il medesimo rispetto), che non piace all’amministrazione comunale. Amministrazione che, dal momento della sua elezione, non rappresenta solo la parte eletta, ma rappresenta tutti, rappresenta a livello locale lo stato. Non è un privato, che decide a chi far presentare un libro a casa propria, è un’istituzione che come tale si deve porre al servizio dei cittadini. Democrazia è dare facoltà di parola anche a chi non la pensa come noi, quando rispetta le norme imposte dalle leggi dello stato (Marzano sarebbe venuta a presentare un libro, non una bomba in quella sala e i libri, da soli, fanno male solo all’ignoranza).

Se ci pensate, pare quasi una commedia dell’assurdo: i no-gender, quelli che quando manifestano come Sentinelle in piedi dicono di farlo per proteggere la libertà di parola, amano questo diritto soltanto quando appartiene a loro. Questa è una prassi autoritaria, neo-fascista ( e, va da sé, anticostituzionale).

C’è dell’altro, c’è anche un livello simbolico (di cui forse neanche l’amministrazione padovana si è resa conto): il sindaco (per l’appunto uomo) impedisce di parlare a Marzano, una donna. Che anche se Marzano non è in assoluto una donna totalmente oppressa, in questo caso è colei che subisce l’oppressione del potere in nome delle proprie idee. Quanto accaduto è una metafora lampante di quale sia la vera ideologia del movimento no-gender aldilà della loro propaganda: dietro la strumentale difesa dei bambini, della famiglia tradizionale, c’è la volontà precisa di continuare a opprimere le donne e le persone non-eterosessuali, cacciandole (o ricacciandole) in un ruolo di subalterità, dal quale faticosamente e a caro prezzo si stanno liberando.  Dietro al no-gender c’è esattamente questo: un potere clerico-fascista, declinato al maschile, che è terrorizzato da una società che cambia e che rischia di far perdere i privilegi secolari ottenuti sulla pelle di altre persone (di noi altre persone).

Per questo è tempo di schierarsi, di indignarsi e di non rimanere indifferenti. Perché se Michela Marzano, filosofa, deputata PD, può trovare facilmente altri luoghi in cui parlare (a tal proposito un plauso all’Università di Padova, che ospiterà la presentazione), ci sono mille altre voci, nella vita di tutti giorni, nella scuola, che subiscono i colpi del fronte no-gender e non hanno la medesima possibilità di esser ascoltati. Se ancora siete preda del dubbio, se ancora pensate che in fondo si possa stare a guardare, non lamentatevi se da un giorno all’altro qualcuno mancherà di rispetto a voi o a qualcuno a voi vicino perché è donna o perché omosessuale. E se anche i vostri diritti e le vostre possibilità saranno erose: ne sarete anche voi responsabili,

[Vita Lesbica] Cento sfumature di…

…”Poci”! Poci è il nomignolo che la Piccina dà a noi due. No, non mi chiedete cosa voglia dire, non lo so neppure io.

È uscito il mio nuovo romanzo, Quasi una commedia. Sono felicissima e allo stesso tempo spaventata a morte (sono un tipo leggerissimamente ansioso, in caso non si fosse capito).

La scena è la seguente. Interno giorno, camera da letto.

Piccina (in una delle sue manifestazioni di pigrizia, spaparanzata sul letto):  “Insomma, sbrigati a fa soldi che io voglio fa la mantenuta.”

Io: “Lo sai che coi libri i soldi non si fanno, sì? Neanche con le grandi case editrici. Figurati coi miei.”

Piccina: “Beh, allora scrivi un best-seller.” (sottolineato per rendere la perfetta pronuncia british).

Io: “Mi ci vedi?”

Piccina: “Mbeh, è facile. Scrivi le Cinquanta sfumature di… qualcosa… le Cinquanta sfumature di Poci! Alla gente piace no? Ci infili il sesso.”

Io: “…”

Poi ci ho provato a fare una disquisizione seria sul perché la trilogia di Cinquanta Sfumature ha venduto tantissimo. E dopo una tirata su marketing, promozione ed effetto traino, la Piccina chiosa con senso tutto pratico: “Insomma, la gente è un po’ scema.”

Dite che abbia ragione lei?

 

Di libri, di amicizie e coincidenze fortunate

 

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Se non avete una G. fra le vostre amicizie, mi dispiace per voi.

Dico sul serio, non sapete cosa vi perdete.

Quelle amicizie che cominciano per puro caso, grazie a The Coordinator, (“ti presento un’amica, secondo me potreste andare d’accordo”) e che funzionano subito tipo colpo di fulmine, contro ogni evidenza. Perché magari carraterialmente siete come il giorno e la notte. O forse proprio per questo.
Che non è facile trovare una persona che si fida di te, che ti raccatta (in senso fisico e psichico) quando pensi che più in fondo di così non potresti andare, con cui puoi farti a piedi (chiacchierando delle speranze del mondo del partito di amore delle lotte di sesso di corpi) da Castro Pretorio a Trastevere e ritorno senza sentire la fatica (per raccattare le bandiere della Lista Tsipras, ci tengo a precisare).

Con cui scorrazzare a Terracina di notte parlando di letteratura, sesso, cultura, società, politica, e Marx e Gramsci e Judith Butler. Che ti regala Artaud e Gadda e Tozzi e altri milioni di Libri. Che si prende cura della Piccina, compreso trucco e parrucco nel giorno più importante della nostra vita.

Ah, che oltre ad avere un’intelligenza guizzante, ha pure una gran bella voce (se qualcuno avesse bisogno di un’interprete jazz là fuori…).

 

Tutta questa Laus Amicitiae per dire che a volte le coincidenze sono straordinarie. È che io una persona così l’avevo “regalata” a una delle mie storie. Un capitoletto nato due anni fa, per un progetto collettivo che non è mai andato in porto.  Che poi è cresciuto ed è diventato un piccolo romanzo. G. l’ha letto quasi subito e si è ritrovata fra le pagine.

Adesso Quasi una commedia  è un libro vero, che uscità a settembre per una c.e. vera. Ecco, questo libro è anche di G.

Libri e librerie (Ode al libro traslocato)

Stiamo traslocando.
No, non è esatto. Stiamo ristrutturando la nostra futura magione e traslocando. Il che significa riunire le cose che avevamo a Londra, portare su gli oggetti della Piccina e… traslocare due intere librerie, la mia e quella di mio padre (che al momento si trova nella futura casa mia e della Piccina).

Ne abbiamo approfittato per catalogare i miei libri, per selezionare eventuali (doppioni), dar via libri che voglio persino dimenticare di leggere e soprattutto riscoprire tanti volumi che avevo riposto in qualche angolo di memoria o stupirmi di certe assenze. Certi libri ti rimangono così impressi dentro che nemmeno ti ricordi di averli avuti in prestito, poco importa se in biblioteca, da tuo padre o da un’amica, che pensavi di averli con te, nella loro rassicurante fisicità (non leggete in questo l’ennesima noiosa invettiva contro gli e-book, sono una portatrice sana di ebook reader da quattro anni e ringrazio che così ho dovuto spostare solo sui 1300 volumi e non il triplo, ma la dimensione fisica al libro digitale manca per forza).

Poi ieri con mio padre abbiamo svuotato un quarto della sua libreria, quella coi suoi libri di insegnante e tutta la collezione dei libri di storia. Mi sono segnata almeno una cinquantina di libri che gli dovrò chiedere in prestito, a cominciare dalla sua sterminata collezione di memorialistica e studi sulla Resistenza. E anche se è un periodo di incertezza e, diciamola tutto, un po’ nero, il pensiero di aver tante pagine ancora da leggere, mi rende felice.

Libri militanti: Ferrovieri in Tuta Blu 2

Vi voglio raccontare una bella avventura. Sabato abbiamo presentato all’Osmannoro di Firenze il libro di mio padre, Ferrovieri in tuta Blu. Immagini e testimonianze. Il libro è un quello che chiamo un libro ‘sociale’, a mio padre, che aveva scritto da storico e militante, un primo Ferrovieri in Tuta Blu. Documenti, memorie, testimonianze, immagini. L’Officina di Firenze Porta al Prato 1905–58, un saggio storico-economico sulle Officine Galilei di Firenze, il comitato ‘Storia e Memoria’ ha chiesto di scrivere un seguito fino ai giorni nostri, per raccontare un pezzo importante della loro storia di operai e della nostra storia italiana, politica e sociale. Stavolta non si tratta di un austero saggio, ma di scrivere la storia viva, quella fatta dalle persone, di dar loto voce e forma e di inquadrare l’esperienza fiorentina nella storia nazionale. Un libro dalla gestazione lunga e dolorosa (tanti i capitoli mandati avanti e indietro da Firenze a Londra e viceversa) per spiegare non solo gli avvenimenti, ma il sentire di certi anni.

Il capannone dell’Osmannoro sabato era pieno di gente: ferrovieri, operai delle ferrovie, ma anche tanta gente che aveva avuto notizia del libro dall’Informatore Coop o dal semplice passaparola. Ne sono state vendute più di 250 copie, un numero in cui non speravamo (i soldi andranno al dopolavoro ferroviario). La manifestazione aveva anche un altro scopo: quello di creare, nello spazio della vecchia officina di Porta al Prato, dove sorgerà il Parco della Musica, un monumento agli operai che morirono durante il bombardamento della Fabbrica (molti di quelli che sopravvissero, si unirono poi alle formazioni partigiane) e di lasciare memoria storica di un pezzo importante della città nel centro cittadino.

Sabato è stato un bel momento di politica vera, quella fatta dalla gente che si spende in prima persona, che si emoziona e che ci crede. Si è parlato di memoria che è “coscienza del mutamento”. quindi mattone per il futuro, ma anche di lavoro, come “costruzione dell’identità”  e del precariato come nuovo strumento di controllo e coercizione dei poteri sui liberi cittadini (questi i temi dell’efficace e lucido intervento del prof. Iacono).

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Parla un rappresentante del comitato “Storia e Memoria”

Vi lascio con qualche cartolina che è stata letta sabato, tratta dal libro, per darvi l’idea del clima:

 

“Madonna, una volta con il cappellano Don Renzo Forconi ci fu una leticata! Perché lui diceva che l’unità sindacale voleva dire servire tutti i lavoratori, su un piatto d’argento, al partito comunista.

Poi però s’era amici, perché era una brava persona. Tanto i meglio amici dei preti son sempre i comunisti”. 

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Le recensioni del Tarlo: La grande Festa

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Gnam, gnam. Il tarlo si ripulisce la bocca da un libro veramente delizioso, raffinato come tagliatelle al tartufo, a tratti è infatti un po’ complicato per il continuo gioco di incastri di emozioni. Più che un romanzo tradizionale, è un memoriale delle persone alle quali l’autrice ha voluto bene e che non ci sono più. È un’elegante e mai patetica riflessione sulla morte: quella della sorella Yuki prima di tutto, ma anche del compagno della maturità, Giuseppe, e della giovinezza, Alberto. Una scrittura raffinata, che trova consolazione dal lutto attraverso la poesia e la cultura, dalla mitologia classica alle popolazioni africane, conosciute nei viaggi degli anni Sessanta. Nonostante la dolcezza dei ricordi quotidiani, la scrittura vola alta, coraggiosa e mai patetica, a volte molto intricata nei propri pensieri. Non c’è una vera trama, ma piuttosto una sequenza di volti carissimi e la voce dell’amica Josepha, che col suo pragmatismo tedesco, fa da filo conduttore. Giancarlo l’ha divorato in una serata, poi è rimasto immobile. Gli ho domandato se stesse digerendo. Mi ha risposto che sta ancora cercando in cielo la stella dedicata al cantore Orfeo, una delle immagini più belle del libro.

Voto: 9/10

Dacia Maraini, La grande Festa, Rizzoli, 2011.

Dieci romanzi.

Sul forum di PescePirata chiedono la top ten dei romanzi ‘del cuore’. Per me è molto difficile sceglierne solo dieci, perché di solito se di un autore mi piace lo stile, non mi piace un libro solo. Devo ammettere che è un esercizio utile, ti fa scoprire molte cose (sì, dimmi i tuoi libri preferiti e ti dirò chi sei e blabla). Scherzi a parte questi sono i miei, ma mi piacerebbe sapere dei vostri. Mi raccomando solo romanzi, niente poesia, niente racconti.

1) Petrolio di Pier Paolo Pasolini 

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2) I Miserabili di Victor Hugo 

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3) Ad un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman 

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4) Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde 

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5) Vendita galline km 2 di Aldo Busi 

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6) Orlando di Virginia Woolf 

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7) Se questo è un uomo di Primo Levi

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8) Il ragazzo persiano di Mary Renault

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9) Atti casuali di violenza insensata di Jack Womack

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10) L’opera al nero di Marguerite Yourcenar

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Tra molti di questi autori mi è stato difficilissimo scegliere un solo libro, ma il Tarlo ha detto che non ci sono problemi, tanto lui ha una gran fame.

E sì, lo so che sono quasi tutti morti >.<.

I libri…

non faranno la felicità, ma la gioia sì.

Così ieri, grazie alla Biblioteca della Senate House e a quella della UCL, ho preso in prestito alcuni libri che volevo leggere da un bel po’ di tempo ( tra i quali 4 Meridiani della Mondadori, altrimenti inavvicinabili per il prezzo e un antologia di poesia ‘omoerotica’* italiana).

E anche se me li sono trascinati per mezza all’ora di punta sono tornata a casa con un sorriso.

*fra virgolette, perché non sono sicura che il termine si applichi a tutti i componimenti, dopo aver scorso l’indice.

Le recensioni del tarlo Giancarlo -El especialista de Barcelona

Il Tarlo ha rosicchiato questo libro con avidità che ha pochi pari: il gusto agro-dolce (con poco dolce) dei libri di Busi gli è sempre piaciuto.  Le pagine sono succulente, come di meno non ti aspetteresti, alcune raggiungono toni d’invettiva classica (soprattutto contro la chiesa cattolica), altre possiedono un’acutezza un po’ maligna (ma sincera) nel descrivere l’uomo che quasi sembra di masticare pelle, anziché carta. Eppure in fondo rimane qualcosa di amarognolo, vuoi perché è una lettura che soddisfa le mascelle bisognose di parole e di stile, ma non c’è la soddisfazione di una storia succulenta come in altri lavori, vuoi forse perché nel continuo sapor di vecchiaia che l’autore ha distribuito tra le pagine si assapora un malinconico addio.

A. Busi-El Especialista de Barcelona, Dalai 2012

Voto del tarlo: 9