La Leggenda del terrore

La Leggenda del Terrore

 

-Vi ho detto che lo sposerò padre.- disse con impeto violento ed irrispettoso, come mai avevi fatto, alzando gli occhi furenti fino a incrociare lo sguardo paterno.

-Lo sposerai? Come puoi volerlo sposare, un giornalista da due soldi, un avvocato balbuziente, un poetastro perdigiorno che passa le sue giornate nel cortile del Palais-Royal ?-la voce era concitata, arrabbiata, forse delusa.

-Lo amo, padre.-

-Come puoi permetterti di amarlo? Se ora lo ami, prima o poi ti passerà, ma non sarà mai tuo marito.-

-Invece io ho deciso così.-

-Lucile! Abbi rispetto per tuo padre.-

-Voi non avete rispetto per me.- E così lasciasti la tua casa, la tua famiglia per venire in quelle due stanzucce spoglie, in cima a scale sempre umide, ad abbracciarmi piena di gioia e ripetermi parole d’amore che già da tempo leggevo nei tuoi occhi adoranti. Vedevi in me un uomo grande, meraviglioso, dotato, dalla “bella penna”, anche se con la lingua tartagliante. Ridevi di me con quel volto grazioso e femminile. Terribilmente bella. Colta e intelligente, leggevi le mie fatiche. Vi facevi magari qualche appunto, anche pedante, ma poi le lodavi colma d’amore.

Tu, tu mi spronavi a scrivere nei giorni più neri, quando il coraggio e la voglia venivano meno di fronte ai fallimenti, tu mi ripetevi che non potevo, ma dovevo gridare al mondo le mie idee.. le nostre idee.

Mia dolcissima Lucile, luce dei miei occhi, impagabili sono sempre stati i tuoi abbracci calorosi e anche il tuo coraggio nel restarmi sempre accanto.

E per me sei esistita solo tu Lucile, da quando ti ho incontrata, solo te ho avuto davanti a questi occhi, che presto diverranno ciechi. E poi il nostro piccolo Horace, Horace dal nome altisonante, che ha rallegrato la nostra vita. Abbi cura di lui, so che lo farai nel migliore dei modi.

E allora perdonatemi, perdonatemi per non aver protetto a sufficienza la nostra felicità, questo dolce nido d’amore.

Je vois ancore Lucile! Je la vois, ma bien-amée, ma Lucile ! [@]

« Ho ancora davanti agli occhi Lucile ! » hai detto prima di morire, dolce amore mio. Amore e morte, due parole assonanti. La morte ti ha separato dal nostro amore, oggi io non ho paura della morte perché ci sarai tu, amore mio. Senza rimpianti ho abbandonato casa, famiglia, patrimonio, per distendermi la notte tra le tue braccia e respirare il tuo profumo di uomo. Affascinata da te, dalla tua vita di avvocato dei poveri, oratore balbuziente, l’arringatore delle folle al Palais Royal. “Aux armes, citoyens”#, quelle armi ti hanno giustiziato. Ti ha giustiziato la paura dei “tuoi” citoyens. E sono sicura che tu, nel profondo dell’anima, li abbia già perdonati. Io no, io porto rancore, non a tutti, ma a chi ci ha voluti morti.

Lascio il nostro piccolo Horace in buone mani, più di quanto una madre disperata avrebbe potuto fare. Il nostro Horace, spero che abbia un futuro migliore e sereno.

Ma voglio dedicare i miei ultimi pensieri non a loro, ma a noi due. Tra poco saremo di nuovo insieme, amore mio, salirò altre umide e ripide scale affinchè tu mi accolga tra le mie braccia. E a quel punto non ci saranno i tuoi articoli né la politica a mangiarci il tempo, ci saremo solo noi, stelle gemelle lucenti nello stesso spazio del cielo.

Camille Desmoulins fu ghigliottinato il 5 germinale 1794. Lucile Desmoulins fu ghigliottinata il 23 giugno 1794 per aver protestato con Robespierre per l’esecuzione del marito.

@ brano estratto dall’ultima lettera di Camille Desmoulins

# motto comune della Rivoluzione, attribuito per la prima volta all’arringa di Desmoulins al Palais-Royal il 13 luglio 1789.

 

2007

Canto del leone di Hamdan

Canto del Leone di Hamadan

Se avessi perso meno tempo

Nelle sabbie del deserto a contare gli avvoltoi

Se avessi perso meno tempo

Dove l’acqua è cangiante ed i pesci soffocano

Non avrei qui

L’eternità di un deserto senza fine

Fecondo

Io che non generai

Altro

Se non amore dalle sfere uranie

Che brucia e non si consuma

O forse è un miraggio

Uno scherno ai frutti rossi

-il tuo urlo perenne straziante-

Dall’occhio vigile di hamadan.

Vigile come tu non sei stato

-abbandonato-

Per un mito d’amore da raccontare

Inseguire calpestare superare

Un’altra storia da scrivere.

Ma la storia è senza voce

La terra di Chio non nutre

Poeti ciechi né filosofi occhi dipinti.

E’ rimasto solo il silenzio

Sabbia su sabbia su sabbia

Ed un nome anonimo.

Chi mi canterà? Ruggirò

Inascoltato

Luna senza Sole

E le donne pregano qui ad Hamadan.

Nacqui uomo e ora sono Eroe

Combatto in campi deserti,

mito per i vivi, battaglie ridicole.

Disperazione della mia coscienza:

la vita fuggì, non so più quando.

Ma so che mi generò un Mare

Che mai vidi e chiamai patria,

un Atene di sangue e latte

e una nottola d’ora, ero diverso:

poi le gocce dei tuoi baci

non so cosa versò più veleno

lento elleboro e stupro del cuore.

Con te studiai l’uomo e il mondo

Di te filosofo, guardia, viandante,

ma per sempre filalessandro.

Venne da me vergine figlia

Tristi occhi d’infanzia, sposa di gioia,

speranza e legge che non era la mia.

E pregava sogni di non insolite parole

Per un amore buono ed un figlio.

Le raccontai un’altra estate

Rocche, torri, tigri e altri dei

E una banalità più triste

Quando –troppo uomo- una Stella

Non innocente strappò l’altro Me.

S’accostò, le mani giunte,

donando fragole e diverse promesse

per una storia a lieto fine.

Ma l’amore è tutta una bugia.

Così ho ruggito.

Ancora chiese

-mi toccò e non fuggì

Nella terra sacra dei grifoni

I Mostri di pietra non spaventano-

La leggenda, il fuoco, il dolore

E di quel dio tanti-nomi

Ma solo Intoccabile, che sei

Che io –ora sconosciuto- prego.

Un’altra principessa sembrava

Piccola moglie, pelle di seta

Tra le cui braccia …morire

Sentendomi più solo.

Nulla m’importa adesso

Cucimi addosso i versi che vuoi

Io -prigioniero immobile- di Hamadan.

2004