[Recensioni] Gli Undici, di Pierre Michon

Tutte le volte che mi accosto alla scrittura di Pierre Michon rimango di primo acchito senza parole, perché è potente e così immaginifica da non poterla descrivere. Questo libro mi ha entusiasmato così tanto che, dopo averlo letto in francese appena uscito, l’ho riletto recentemente nell’ottima traduzione di Giuseppe Girimonti Greco per Adelphi.

Gli Undici (Les Onze) è un romanzo breve, brevissimo in cui Michon dipinge (letteralmente) il periodo del Terrore.

L’espediente narrativo è la descrizione, da parte di un fantomatico critico d’arte di cui nulla ci è dato sapere, di un quadro immaginario e sublime, Gli Undici  che dà il titolo al testo, creato da un pittore fittizio, François-Élie Corentin. Questo quadro enorme, terribile e meraviglioso, troneggia nella finzione al Museo del Louvre, come monito della grandezza e dell’orrore della Rivoluzione.

Gli undici ritratti da Corentin sono i membri del Comitato di Salute Pubblica del marzo 1794 (dopo l’arresto del dodicesimo membro, Hérault de Séchelles), ma sono soprattutto, a vivide pennellate, il ritratto della complessità della Rivoluzione e della sua fase più radicale.

Michon ricostruisce brevemente, con un espediente simile a quello di Vite minuscole, la biografia di Corentin, per poi concentrarsi sulla storia del quadro e della sua commissione. Con una scrittura pittorica, suggestiva e convincente Michon porta il lettore a non distinguere più realtà storica e fantasia, a non mettere mai in dubbio tutto ciò che la parola rivela, chiudendo il libro si vorrebbe andare a cercare il quadro che non c’è.

Ma Gli Undici apre anche una grande riflessione sul rapporto tra l’Arte e la Rivoluzione, non semplicemente cercando di capire, come molti studiosi hanno indagato, il ruolo dell’iconografia e della propaganda, ma fermandosi su un punto più ontologico: come possono coesistere l’Arte, che è un’espressione che eleva l’artista e l’oggetto stesso dell’arte, con l’Uguaglianza promossa dalla Rivoluzione?

Non è dunque un controsenso ritrarre, operando una sorta di sacralizzazione laica, i membri del governo che lottano perché i cittadini sono tutti uguali?

Più in generale l’Arte può coesistere con le istanze egualitarie?

Per scoprire la risposta, bisogna immergersi nel flusso della narrazione e lasciarsi trasportare in un mondo affascinante e labirintico, dal quale, come dall’arte e dalla storia, forse non è possibile uscire.

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