Scrittura di donne e stereotipi di genere

Il caso

Negli ultimi due giorni sono accaduti due episodi sinistramente similari riguardo a donne e scrittura. La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera, ha pubblicato la classifica dei dieci migliori libri del 2015 scelti dalla Redazione: tra questi non figura neanche un libro scritto da una donna. Un caso? Questione che si fa ancora più sospetta è che alcuni dei libri sono di recentissima uscita (la loro posizione nella classifica sembra più una questione di pubblicità pre-natalizia che altro).

Nel frattempo in un’intervista rilasciata all’edizione bolognese di La Repubblica, il direttore della prestigiosa libreria Feltrinelli del capoluogo, in risposta a una domanda sui libri scritti da donne, dichiara “Lo confesso, non ne leggo molte. E non volevo barare, né fare il politicamente corretto“.

Immediate le risposte di alcune tra le scrittrici e intellettuali italiane, a cominciare da Marilù Oliva, che spiega come quella frase contribuisca non solo all’invisibilità della letteratura prodotta dalle donne, ma in generale a un impoverimento della cultura italiana, a Laura Costantini (la scrittrice e giornalista era intervenuta sull’argomento anche su Pasionaria), a Loredana Lipperini che risponde sul suo blog alla classifica del CorSera.

In rete è stato lanciato un hashtag, #lemiescrittrici15, per dare visibilità alla letteratura scritta da donne, italiane e straniere.

Qual è il problema?

L’affermazione del direttore bolognese e la classifica del CorSera sono gravi perché vengono da attori importanti nel campo culturale, non solo sono sintomo di una serie di pregiudizi diffusi nella nostra cultura, ma contribuiscono con la loro autorità a rafforzarlo.

Il primo stereotipo è che le donne sarebbero brave a scrivere soltanto libri “al femminile“, cioè sostanzialmente rosa o romance (come se di per sé questo fosse un genere minore!). C’è una voluta confusione tra il rosa -un genere strettamente codificato, così come il giallo o il fantasy- e il romanzo che parla (anche) di amore. È ovvio che nel secondo caso rientra la maggioranza della narrativa scritta da donne… perché vi rientra la maggioranza della narrativa mondiale. Eppure non credo che nessuno accetterebbe di appiccicare l’etichetta harmony a Madame Bovary o a El especialista di Barcellona. Di scrittrici che non scrivono romance ce ne sono tantissime, comprese alcune delle nostre più popolari narratrici contemporanee, come Elena Ferrante e Michela Murgia.  Per non parlare di tutto il variegato scenario delle scritture indie, penso al duo Costantini-Falcone, che ha spaziato negli anni tra diversi generi.

Un altro pregiudizio è che le donne riuscirebbero a scrivere bene soltanto di interiorità femminile, sarebbero incapaci di creare personaggi maschili credibili, per questo si sentirebbe la ‘voce’ di una donna. Ma tra i personaggi maschili più compiuti e profondi della letteratura di sicuro ci sono Adriano e Zenone, creati dalla penna di Marguerite Yourcenar (così come ci sono bellissimi personaggi femminili scritti da uomini, come Orah, protagonista de A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman).

Le donne, poi, non sarebbero adatte a scrivere scritture complesse, letterarie e sperimentali, come quella, per esempio, di Aldo Busi, sorge il dubbio che libri come La grande Festa (Dacia Maraini) non siano stati neppure aperti.

La voce di una donna si riconoscerebbe sempre come tale, come femminile: eppure la storia è piena di donne che, usando uno pseudonimo maschile, non sono state riconosciute come tali dalla loro scrittura (basti pensare all’esperimento recente di J.K. Rowling). Permettetemi un piccolo aneddoto personale. Quando partecipai con Quasi una commedia  al torneo online Io Scrittore, scelsi volutamente uno pseudonimo maschile. Nessuno dei lettori indovinò che fossi una donna, anzi, ricevetti moltissime critiche proprio sul fatto che l’autore sarebbe stato un alter-ego del protagonista Tommaso, un comunista violento (?), nostalgico degli Anni di Piombo. Oppure un uomo che aveva veramente vissuto quegli anni, magari un militante di Lotta Continua.

Infine (forse è l’idea preconcetta più radicata e allo stesso tempo più rivelatrice), le scritture delle donne sarebbero minori perché non hanno contribuito molto alla storia della letteratura, perché, insomma, si studiano poco o nulla a scuola. Questa obiezione, va da sé, elimina qualsiasi contestualizzazione storica (è vero, le scrittrici donne sono state poche, soprattutto prima del Settecento, perché pochissime erano le donne che potevano accedere alle competenze e ai mezzi necessari per scrivere) e geografica (per la letteratura italiana bisogna aspettare il Novecento per contributi importanti da parte di autrici, ma per altre letterature -penso a quella inglese o francese- troviamo autrici fondamentali già dalla fine del Seicento). E se fino a quindici-venti anni fa le scrittrici donne italiane venivano affrontate grazie ad apposite antologie o per la buona volontà di insegnanti lungimiranti (ricordo in proposito l’antologia che avevo alle medie, Parole di donne), adesso scrittrici e scrittori si affiancano nelle antologie per le medie e il biennio delle superiori (anche se non possiamo parlare ancora di equa distribuzione) e nel programma ministeriale per il triennio nessuno si sognerebbe di negare il posto a Grazia Deledda, Sibilla Aleramo o Elsa Morante.

Che fare?

Cosa hanno in comune tutte queste argomentazioni? Al solito, che una donna sarebbe abile nel fare solo “cose da donna“. Che se scrive, può scrivere solo di esperienze femminili (l’amore, i figli… come se queste non fossero tutte esperienze semplicemente umane!), con una scrittura leziosa, facile e necessariamente romantica. L’uomo no. L’uomo può scrivere di tutto, per il solo fatto che è uomo.

Gli stereotipi di genere, che in questo periodo di riflusso stanno tornando in voglia, vengono applicati anche alla scrittura. È compito di tutto noi, professioniste e non, combatterli. Per questo l’iniziativa #lemiescrittrici15 è importante, è un primo passo, ma dobbiamo fare di più.
Sperimentiamo. Osiamo senza aver paura di non essere lette o di non essere pubblicate. Leggiamoci tra di noi, intervistiamoci, insomma, facciamo Rete (ci sono tanti begli esperimenti in questo senso), facciamo Rete culturale (e necessariamente politicizzata, nel senso nobile del termine).

Stendiamo un nostro manifesto

Non bisogna aver paura della ghettizzazione, perché di fatto, come dimostrano la lista del CorSera e l’intervista citata sopra,  ci pensano già gli altri a ghettizzarci.

L‘unione fa la forza, dà visibilità. Altrimenti rimarremmo soltanto urla nel vuoto.

5 Comments

  1. Nicholas Sparks scrive di storie d’amore struggenti e romantiche (mi hanno detto però che il suo non è propriamente romance perchè non ci sarebbe il lieto fine e l’happy end sarebbe regola ineludibile del romance o “rosa” che dir si voglia..non lo sapevo, comunque sono senza dubbio romanzi sentimentali di tutto rispetto) e nessuno lo considera per questo scrittore “figlio di un dio minore”, lo stesso deve valere per le donne che ne scrivono, che si tratti di romance o di altro. Per me è ovvio che una donna e un uomo possono scrivere di ciò che vogliono, che non esistono generi letterari “minori” e amore e figli sono esperienze umane.

    (una delle storie d’amore più romantiche che abbia mai letto si trova in 22/11/’63 di Stephen King)

  2. Per noi scrittrici qui in Italia c’è EWWA European Writing Women Association un bellissima realtà dove “fare rete” è alla base delle nostre idee 🙂

  3. Ma scusate. ma le donne che leggono per lo più libri scritti da uomini quante sarebbero? La maggioranza? Sono stato a vedere i libri che mia moglie ha comparto l’anno scorso e questo anno, e la maggior parte sono di uomini, e allora? Sono gli uomini che discriminano? Ossia, cadendo nelle metafore calcistiche, quante donne vanno a vedere una partita di calcio femminile?

    1. donne e uomini leggono quello che vogliono. Il problema sono i critici letterari, gli addetti ai lavori che evidentemente non si sono accorti di molti libri notevoili scritti da donne usciti quest’anno.

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