Sono una barca


Rieccoci, nuovo attacco novembrino.
Avere una malattia cronica significa che il giorno prima fai tremila cose, stai bene, vai a lavoro, sgambetti per tutta la città. Anche se fermandoti ad ascoltare il tuo corpo lo senti che c’è qualcosa che non va. Lo sentono gli altri, quando ti guardano in volto e ti chiedono: “Sei stanca? Sembri distrutta.”

E poi neanche ventiquattro ore dopo il tempo si dilata, improvvisamente ogni cosa diventa più faticosa, più difficile, la concentrazione cala col sangue che torna a uscire da dove non dovrebbe. E l’energia se ne va di nuovo.

In fondo è un po’ come andare in barca a vela, ora è bonaccia. Devo solo pazientare che si rialzi il maestrale, mollare un po’ la randa, rifare la rotta. Finché la mia barca non ricomincerà a navigare più spedita.

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