Del gender, di Michela Marzano e del tempo di scegliere

 

Il fatto è riassumibile così: l’amministrazione comunale di Padova nega l’uso di un sala del comune alla filosofa Michela Marzano per la presentazione del suo libro, “Mamma, papà e gender” (che non ho ancora letto, ma che leggero prima possibile). Il motivo? Promuoverebbe la pericolosissima “teoria del gender” e quindi sarebbe in antitesi con “l’indirizzo programmatico dell’amministrazione sul tema”.

Non voglio stare a ripetere quello che ormai è diventato un ritornello per qualsiasi persona di buon senso, cioè che la teoria del gender non esiste (se avete ancora dubbi potete leggere cosa ne ho scritto su Pasionaria o se volete la prova che Florelle non è un cartonato, guardatemi su youtube), voglio soffermarmi sul perché questo fatto sia particolarmente grave.

Lo è perché, chiamiamo le cose col loro nome, si tratta di censura contro un libro, solo perché espone una tesi fondata (quella che gli stereotipi di genere impediscano alle persone di autodeterminarsi e in ultima istanza danneggiano la società, rendendola meno giusta, quella che tutte le persone, a prescindere dal genere e dall’orientamento meritino il medesimo rispetto), che non piace all’amministrazione comunale. Amministrazione che, dal momento della sua elezione, non rappresenta solo la parte eletta, ma rappresenta tutti, rappresenta a livello locale lo stato. Non è un privato, che decide a chi far presentare un libro a casa propria, è un’istituzione che come tale si deve porre al servizio dei cittadini. Democrazia è dare facoltà di parola anche a chi non la pensa come noi, quando rispetta le norme imposte dalle leggi dello stato (Marzano sarebbe venuta a presentare un libro, non una bomba in quella sala e i libri, da soli, fanno male solo all’ignoranza).

Se ci pensate, pare quasi una commedia dell’assurdo: i no-gender, quelli che quando manifestano come Sentinelle in piedi dicono di farlo per proteggere la libertà di parola, amano questo diritto soltanto quando appartiene a loro. Questa è una prassi autoritaria, neo-fascista ( e, va da sé, anticostituzionale).

C’è dell’altro, c’è anche un livello simbolico (di cui forse neanche l’amministrazione padovana si è resa conto): il sindaco (per l’appunto uomo) impedisce di parlare a Marzano, una donna. Che anche se Marzano non è in assoluto una donna totalmente oppressa, in questo caso è colei che subisce l’oppressione del potere in nome delle proprie idee. Quanto accaduto è una metafora lampante di quale sia la vera ideologia del movimento no-gender aldilà della loro propaganda: dietro la strumentale difesa dei bambini, della famiglia tradizionale, c’è la volontà precisa di continuare a opprimere le donne e le persone non-eterosessuali, cacciandole (o ricacciandole) in un ruolo di subalterità, dal quale faticosamente e a caro prezzo si stanno liberando.  Dietro al no-gender c’è esattamente questo: un potere clerico-fascista, declinato al maschile, che è terrorizzato da una società che cambia e che rischia di far perdere i privilegi secolari ottenuti sulla pelle di altre persone (di noi altre persone).

Per questo è tempo di schierarsi, di indignarsi e di non rimanere indifferenti. Perché se Michela Marzano, filosofa, deputata PD, può trovare facilmente altri luoghi in cui parlare (a tal proposito un plauso all’Università di Padova, che ospiterà la presentazione), ci sono mille altre voci, nella vita di tutti giorni, nella scuola, che subiscono i colpi del fronte no-gender e non hanno la medesima possibilità di esser ascoltati. Se ancora siete preda del dubbio, se ancora pensate che in fondo si possa stare a guardare, non lamentatevi se da un giorno all’altro qualcuno mancherà di rispetto a voi o a qualcuno a voi vicino perché è donna o perché omosessuale. E se anche i vostri diritti e le vostre possibilità saranno erose: ne sarete anche voi responsabili,

1 Comment

  1. Ho ascoltato con interesse e piacere la bellissima conversazione con michela marzano a fahreneit, parole di grande equilibrio e raziocinio (ma eviterei di citare Paolo di Tarso come sostenitore della parità di diritti tra uomini e donne). ho apprezzato molto il fatto che abbia preso le distanze sia da certe teorie “essenzialiste” sia dagli estremi opposti di una parte della queer theory (gli opposti estremismi su tali temi sono pericolosi). Qui non si vuole negare uomini e donne, maschile e femminile (fanno parte dell’umano) ma dire che ci sono tanti modi di essere uomini e donne quanti sono gli uomini e le donne nel mondo alcuni statisticamente frequenti altri meno ma tutti legittimi e autentici. In breve: una bambina resta tale che giochi con le bambole o col meccano, lo stesso vale per il bambino. I paranoici no gender se ne facciano una ragione. E’ la natura che fa gli esseri umani eterosessuali, omosessuali e bisessuali, il fatto oggettivo che l’eterosessualità sia statisticamente più frequente di altri orientamenti sessuali non la rende più o meno naturale e non è una scusa per togliere diritti civili alle persone.

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