Risto-Tecnologia

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Sera. Locale medio-affollato, ma con musica a volume umano, come al solito scoordinata alle immagini che ti bombardano gli occhi dagli schermi al plasma. Si aspetta la cena, fame moderata, voglia di schifezze. Insomma, il tipico sabato sera di una settimana che farebbe finire al manicomio anche un monaco tibetano.

“La sai una cosa bizzarra di quando taggo su (segue nome di app che non ricordo)?”

“No.”

“Che mi chiede che sto facendo in quel posto. Anche quando c’è scritto ‘ristorante’.”

“Beh, magari potresti pitturare le unghie ai camerieri mentre servono ai tavoli.”

“…”

“Oppure usare il ketchup come ombretto sul cuoco.” e in effetti l’arcata sopraciliare del giovane che armeggia con la griglia al di là del vetro è spaziosa abbastanza.

“…”

“Poi puoi portare fuori la griglia per raffreddarla, così mentre la agiti riscalda l’entrata del locale.”

“Ma che, vuoi fare il creativo? Visto che tutti ne hanno uno.”

Almeno dopo giorni di amarezza, brutte sorprese e umor nero mi rimane la fantasia per tingere i giorni di un altro colore.

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