Una Pasqua Italiana

A me della Pasqua in sé importa poco o nulla, a parte il fatto che c’è qualche giorno di ferie (non sono cristiana né religiosa) e quindi più tempo per stare con le persone a cui voglio bene.

Domani ci ritroviamo con alcuni amici e compagni che sono rimasti, come me e la Piccina, a Londra, per mangiare insieme e passare qualche ora in compagnia.

Ecco, parliamo di cibo. Credo che il retaggio culturale a volte sia più forte del dna e quindi per me cucinare per le persone a cui tengo è una gioia. Solo che ho la tendenza a esagerare. Il mio peggior incubo è che il cibo (semplice e buono) non sia abbastanza per tutti, che ognuno possa mangiarne a piacere. E sì che in vita mia non ho mai patito la fame (ok, eccetto una volta in Russia quand’ero bambina, ma non credi che conto). Questione di retaggio culturale, scatta subito la molla del ‘hai mangiato? hai mangiato abbastanza?’. È che davvero penso che regalare da mangiare sia uno dei gesti di affetto più forti.

E quindi, come dicevo, mi sa che ho esagerato anche questa volta (non è che sia la sola a dover preparare il pranzo e la cena, siamo nella classica situazione ‘ognuno porti qualcosa’). Stamani ho fatto un chilo di ragù ‘alla da Vela’, per fare la pasta domani.

Poi la salsa per i crostini della sera, quella a base di tonno, con la ricetta della tata (il che significa rigorosamente ‘ad occhio’). Oggi io e la Piccina siamo andate a posta a comprare il pane ‘vero’ (non avendo un forno, non posso farlo io). E adesso ho appena tolto dal fuoco l’impasto della crema fredda per domani sera.

E siccome la cultura è cultura, se ognuno ha fatto lo stesso, mi sa che abbiamo cucinato per due eserciti!

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