Sybilla


Nam Sibyllam quidem Cumis ego ipse oculis meis
vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent:
Σίβυλλα τί θέλεις; respondebat illa: άποθανεΐν θέλω.

(Petronio)

La trascinarono lì con la forza, lei non voleva entrare nell’orrido antro dove avrebbe passato il resto dei suoi giorni.
La lasciarono sola all’ingresso di quella grotta umide, casa di ragni e salamandre che puzzava di Ade.
Si specchiò nel lago stagnante.
Fuori l’upupa annunciava la fine del giorno in quella landa desolata. I rami dei salici piegavano le loro dita di morti verso lo specchio putrescente.
Una luce pallida e sulfurea andava a morire da qualche parte ad occidente, lontano da quel regno.
La donna vide la sua immagine riflessa, era una se stessa diversa.
Le bianche bende sacerdotali erano lacere e cosparse da polvere vetusta, sembrava l’immagine di una sposa orrifica.
Il volto inquieto era deturpato da rughe profonde, un porro sgradevole le adornava il mento come una gemma ctonia.
Non c’era più bellezza di grano nei suoi capelli, solo qualche sparuto ricciolo mortuario, ingrigito dal tempo.
Le ritornavano a mente i versi di quel poeta che dice “la vecchiaia è oscena” e mai quelle parole l’avevano così colpita nel profondo.
Sentì vicino l’odore della putrefazione e della morte, i suoi occhi profondi divennero opachi e spenti.
Si sentì lacerare la pelle, sentì dolore indicibile come se una forza maligna le si fosse insinuata tra le gambe.
Anche così, inginocchiata sulle rive dell’Averno, si sentiva scivolare stordita. Firse scivolò distesa, la benda nella mano sinistra a sfiorare quel liquido ferale.
Il dolore si fece più intenso, le prendeva il ventre e la paralizzava.
Assomigliava alla paura nei racconti che le sorelle più grandi si confidano in segreto dopo la prima notte di nozze.
“La morte mi coglierà.” Gridò, ma le parole vennero fuori indistinte e confuse.

Furono i sacerdoti a raccogliere la Apenninica, nuova sibilla cumana, dopo il suo primo vaticinio e a riportarle nella sua cella nel tempio, coprendola con una coperta ruvida e lasciandole pane, fichi acqua per rifocillarsi.
Al suo risveglio Appenninica capì di essere appena entrata nel regno di Ade.

2009 (vincitrice del contest della community Fuoco_dal_cielo)

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