Il Natale della famiglia Rossi


Il Natale della Famiglia Rossi
Ovvero sia reportage del 25 dicembre di una famiglia qualunque.

Prologo.

“Perchè a Natale bisogna essere tutti più buoni” cerca di sorridere Ivana, contenta che il marito ed i due figli siano venuti a prenderla all’uscita dalla santa messa. Certo se fossero venuti anche loro, sarebbe stato meglio.
“sì, indorati di zucchero a velo e farciti di uvetta come il panettone!” risponde Mario, il Marito. A cui del Natale non importa un bel niente: nato ebreo, poi diventato comunista e dunque ateo perchè “la religione è l’oppio dei popoli” e…infine semplicemente disilluso, perchè “con l’età le persone intelligenti diventano sempre così.”
“Speriamo almeno che questa volta i nonni e gli zii ci abbiano comprato regali più belli e più azzeccati. Ho tredici anni che me ne faccio dell’ennesima Barbie presa ai saldi dell’anno scorso?” si lamenta Francesca, la piccolina della famiglia.
“Ed io te la vendo su E-bay. Ma i soldi li tengo io.” La prende in giro il Fratello ventenne Emo-dark-punk.
E si sa, gli Emo non festeggiano il Natale. Gli Emo non festeggiano. Mai.
Così la famiglia felice si dirige allegramente verso la casa dei nonni materni per festeggiare un altro Natale.

La Preghiera

Prima di sedersi all’agognato e temuto pasto, anche la famiglia Rossi deve sottoporsi all’atavico rito della preghiera natalizia, che vede tutti i membri della suddetta famiglia Rossi seduti di fronte alle proprie sedie, mentre gli aromi degli antipasti già solleticano l’appetito (che, data l’ora inoltrata causa solito ramo della famiglia in ritardo, non ha alcun bisogno di essere stuzzicato).
La Matriarca –tale non necessariamente per età, ma per stato dittatorialmente assunto- declama accalorata le preghiere stabilite per norme CEI.
E nel frattempo si osservano diciamo, modi alternativi di onorare l’essenza divina:
il Nonno che si sta addormentando in piedi;
i Cugini Piccoli –di età tra i sei e gli otto anni- che allungano un dito per assaggiare la salsa dei crostini;
lo Zio che a stento trattiene uno starnuto;
la Cugina tecnologica che furtivamente manda un mms, fotografando la macchia di unto sulla patta dello Zio;
il Padre, la Nonna paterna e il Fratello Emo che non pregano e guardano un punto indefinito sul muro di fronte.
Ed immancabilmente la vocina angelica della Cugina Piccola –c’è sempre un grazioso esserino tra i nove ed i dodici anni- interrompe il solenne momento con questa battuta:
“Ahò, ma a voi tre ve stanno a fucilà che non pregate?”

Il Pranzo.

Per le Feste spetta a tutti almeno un pranzo con i parenti, dove solitamente le donne di famiglia –e in più rari casi anche qualche uomo- si prodigano in ricette tradizionali o sperimentali, purchè da almeno 2000 calorie al piatto.
E allora via ad antipasto di salmone spiaccicato su tartine al burro danese con triplice colesterolo, crostini di fegato-cuore-polmone di pollo o altro malcapitato animale, cappelletti in brodo di lesso, non scremato dal grasso con cappotto invernale di doppia pasta, tagliolini all’uovo “perchè li faceva mia mamma così” conditi con salsa ai funghi e besciamella, lesso “che è buono e leggero” con maionese-salsa verde-fricassea e cinghiale “ché il macellaio me lo porta apposta apposta” intingolato nel lardo.
E come in ogni famiglia che si rispetti, anche dai Rossi la zia comincia a lamentarsi dalla prima portata che la scusino tutti “se non farò festa alle cuoche, ma sono a dieta”, mentre si serve la quinta porzione di stinco di maiale arrosto.
Fa da contro altare la Cugina modaiola, vestita all’ultimo grido con tanto di minigonna inguinale, che rifiuta di aiutare a fare alcunché “perchè ho le unghie ricostruite da poco”, ma si alza ad ogni portata per andare in bagno.

I Regali

Dopo quattro ore di intenso gozzovigliare –e dopo aver dato fondo alle scorte casalinghe di Malox- giunge finalmente il momento tanto atteso da grandi e piccini: l’ambito scarto dei regali.
In questa selva di colori e carte sdolcinate saltano fuori i simboli dell’amor familiare, filiale etc..
Fra questi spiccano vestiti rosa-shoking per l’Emo di famiglia, un set di coltelli appuntiti e auto-affilanti per il Padre, un buono per le pompe funebri per il Nonno (ché meglio essere previdenti).
Altre cose di interesse alquanto folkloristiche, quali dosatori regolabili per tazze e tazzine, poggia occhiali a forma di naso e poggia orecchini a forma di orecchio e così via.
Insomma, tutte utilissime cose che verranno segretamente riciclate per altre gioiose festività.

Conclusione

Dopo quattro partite a tombola e tre a “mercante in fiera” –e dopo aver seminato in terra ogni tipo di semenza, dai fagioli dell’anno prima ai gusci di noccioline americane- e aver fatto merenda coi ritagli di panettone e pandoro ripieni di panna e crema, la famiglia Rossi riprende il cammino, con l’auto che misteriosamente si abbassa di venti centimetri sul pianale.
Silenziosi e stanchi si avviano alla loro magione, tutti felici e soddisfatti: fino al prossimo anno-se Dio vuole- niente Natale!

Racconto vincitore della VII gara di scrittura di IGZ-The Bookshelf and the Courtain

2009

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