Ce n’est pas possible


Ce n’est pas possible.

Stai sudando. Il buio della tua stanza è diventato oppressivo. O forse è colpa del caldo, delle coperte. Sudore, lacrime, sospiri e affanni. Oh non tuoi, di un sogno. Uno strano sogno. Entro nella tua testa. Là dentro il buio di un sogno nefasto.

L’atrio è buio, odore di cera e candele. Le mani tremano stringendo il bicchiere. La livrea nera risplende traslucida.

-Non dovrebbe essere difficile.- ti dici, senza riconoscerti.

-Tu lo devi fare e ce la farai.- E’ un angelo quello che sta parlando. Un angelo biondo. Via, su, siamo più razionali, gli angeli non esistono. Non per te, che forse non credi fino in fondo neanche a Dio. E’ una donna, no, un uomo, no un essere. Un’entità sconosciuta i cui occhi brillano come lugubri diamanti. C’è un elemento di disturbo, un quid indefinito, in quei due pozzi profondi. Come un lago dalle acque troppo limpide, non pensi mai di poterci annegare. Non credi mai di poterti perdere. Non credi che sia al di sopra delle tue possibilità. La creatura ha una voce che stona. Acuta e profonda allo stesso tempo. Ambigua, come un sogno. Così come ti immagini la voce di Narciso.

-Sei proprio sicuro che eliminando la regina elimineremo anche il re?-

-E’ come un gioco di scacchi.- parla sommessa la “cosa”- Se la regina viene mangiata, è scacco matto.-

-Non è matematicamente certo.- obbietti, freddo, matematico e razionale come sempre.

-E’ più che probabile. Non hanno più pedoni candidi.-

-A volte non ti capisco.-

-Non devi capirmi.- con le mani bianche e sottili versi il contenuto di una fiala nel bicchiere. – Di’ che lo manda il dott. Larsonne.(#)- Il liquido chiaro sembra acqua.

-Io.. non sono tanto convinto.-

-Sai anche tu che non è piacevole uccidere la gente. Però è necessario.-

-Per la Repubblica- aggiungi, incredulo.

-Per i francesi.- precisa l’essere. – E poi ricorda che sono loro la causa del malessere francese.- Alla luce vivida dell’unica candela, si materializza per un attimo la figura, che col gioco delle ombre rivela una natura inquietante, angelica e diabolica allo stesso tempo. Inafferrabile, come i capelli biondi che si intravedono. Le trame disegnate emanano un’algida sensualità.

-Per fortuna non ci sono ancora eredi.- rifletti

-L’ Autrichienne forse è abile in politica, ma non come moglie..-ride.

-Eppure sembra una figura così amabile.-

-E’ proprio l’apparire che inganna. Quanti nobili sono belli d’aspetto, ma non d’anima?- Assentisci.

-Tranquillo, quando la regina morirà La Fayette e d’Orléans faranno il resto.-

A volte mi sembra tutto assurdo.-

-Gli ideali non vanno spiegati, bisogna solo perseguirli.-

-Hai ragione.- Fai per andartene, poi ti volti per un istante.

-Ma tu chi sei?- chiedi allo spettro. Ride.-Come ti chiami?- insisti.

-Lo sai. O forse l’hai saputo. Saprai.- il viso pallido si fa quasi evanescente. Il collo bianco si insanguina. Gocce di sangue incorporeo si rivesrano sul pavimento e si disperdono. Il sangue ti avvolge, ti porta le lacrime. Ti sembra di soffocare.. Il bicchiere si rompe tra le tue mani. Le dita si graffiano e si macchiano. Sembrano quasi macchie d’inchiostro.

-Il re è morto, la regina è morta. Sono morti tutti..- ti ripeti nel vuoto, come una litania, gli occhi sbarrati.

-Ma la Francia vive..vive.- ripeti.

Le luci dell’alba ti svegliano. Apri gli occhi, ancora disturbato, ma non sconvolto, dall’incubo. Ti guardi cautamente intorno, vedi la tua stanza, le tue cose, il tuo corpo. Nessuno spirito a disturbarti. Ti guardi istintivamente le mani: sono macchiate di inchiostro nero. Finalmente ricordi, hai corretto fino a tardi, alla luce fioca di una sola candela, quel discorso. Quanta agitazione per un discorso. Il discorso che tu, valente studente del Louis Le Grand, tu provinciale in cerca di fortuna, tu giovane ventenne, pronuncerai di fronte al nuovo re (@).

-Se fosse stato un sogno premonitore?- ti chiedi- Di quelli che le zingare e i ciarlatani interpretano?- sorridi macabramente.-Ce n’est pas possible.- ti dici.

# Il medico ufficiale della f.glia reale sotto Louis XVI

@Nella primavera del 1774 Robespierre pronunciò un discorso di elogia di fronte a Louis XVI (appena salito al trono), in rappresentanza del liceo Louis Le Grand.

 

2004

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